Lo Spagnolo non esiste.
E' solo Italiano, saltato in paella.
Lo Spagnolo non esiste.
E' solo Italiano, saltato in paella.
Le mie parole sono sassi, precisi e aguzzi,
pronti da scagliare,
su facce vulnerabili e indifese
Pianerottolo, chiavi nella porta di casa.
Rumore, freddo, di marmo e ferro pesante e nero come la porta dell’ascensore che sbatti.
Come ogni volta, ti chiedo se mi sono comportata bene, se ho fatto quello che mi hai insegnato e che volevi; e aspetto col cuore folle di paura il tuo voto in pagella, l’assoluzione, sono stata promossa? Mi vuoi ancora bene?
Sei gonfio d’ira, che imparerò poi essere il tuo stato abituale e perenne, ma ora ti vedo per le prime volte, ci conosciamo da poco e questo mi spaventa.
E tu sei tutto per me, che ancora ho visto poco, e perdere il tuo amore mi terrorizza.
“Cagna”, mi dici.
Perché mi sono seduta in braccio ad uno un po’ più grande di me, ed ho riso e scherzato ed a lui è piaciuto forse un po’ troppo, chè gli brillavano gli occhi ed è diventato rosso. Dici.
E per me, quel che dici, è.
“Cagna”, è il voto in pagella per me, questa sera.
E’ il 1978, ed io ho quasi otto anni.
E cosa vuoi che ne capisca, a quest’età
in fondo
davvero
di sesso, di maliziosi primi pruriti, a parte quello che non dovevo, non volevo, ancora imparare.
“Cagna”, m’hai detto.
Verba manent.
che il tempo ti perdoni per averle pronunciate.
Metà di me non ti appartiene.
Ma finchè continuerai ad accarezzarmi in loop, il resto sarà tuo.
